09 novembre 2001 CAGLIARI Pagina 15
    
Mode di mezzanotte.
Il fenomeno Cuccureddu’s, gli anni Settanta in copertina
La febbre del sabato trash
Una serata in discoteca sognando Alvaro Vitali

Loro, i Cuccureddu’s Dreams, hanno saputo azzeccare l’ora. Soprattutto quando hanno deciso di regalare un pezzetto del loro palscoscenico alle Jolies, giovani femmine mediterranee dalle coreografie mozzafiato, il contorno ideale al piatto di portata servito il sabato sera da questo folle gruppo di non-artisti.
Cagliari, fine del XX secolo, il momento giusto per celebrare gli anni ’70, un’epoca dove quelli che andavano in copertina è poi rimasto per sempre nel cuore di chi, quegli anni, li ha vissuti consumandosi fra la pista da ballo, la radio, la tv o il cinema. A Cagliari, più o meno tre anni fa, un gruppetto di trenta-quarantenni aveva lo strano vizio di animare le feste in casa. Estate e inverno, parrucca in testa, una scopa al posto della chitarra, qualcos’altro al posto del microfono, senza vergogna. E via Battisti, i Bee Gees, Adriano Pappalardo e le Sister Slegde, via alla celebrazione continuata di alcune fra le icone di quegli anni, togliendo la polvere alle grigie serate di una città sempre troppo abbottonata e snob. Il gruppo - Luca Corona, Ciccio Serra, Walter Mazzei, Sandro e Alessio Camba, Mario Mameli e Stefano Nardulli - spopola a Cagliari e litorali, le richieste cominciano a farsi pressanti e allora perché non tentare il salto, dalle case allo show sotto i riflettori? «Avevo intenzione di proporre in discoteca una serata anni ’70», racconta Luca Corona, 33 anni, il fondatore, «e dopo il successo ottenuto nelle feste private, abbiamo deciso con gli altri di produrre in discoteca uno spettacolo un po’ più elaborato».
Corona, pierre nel tempo libero, centra il bersaglio allo Spazio Newton, divertimentificio bollente dal giovedì al sabato. E loro, i Cuccureddu’s dream (nome in piena linea con un’altra delle immagini simbolo del trash dei ’70 pallonari: Cuccureddu esiste e si chiama Antonello, è di Alghero e ha giocato a calcio nella Juve e nella Nazionale e ora allena in serie B), salgono sul palco centrale dello Spazio Newton ed è grande successo. Animatori, forse attori, sicuramente casinisti, trascinatori di un popolo che per la maggior parte, causa l’età, ignora o quasi musiche e richiami di questa ondata, il trash, che i Cuccureddu’s diffondono solo nella notte del sabato.
Rifiuti. Scarti, che tutti comprano, immondezza - nessuno si senta offeso - che fa tendenza. Il trash, la cultura-spazzatura o cultura della spazzatura (televisiva, cinematografica, editoriale) si fa moda e modo di pensare e Capitan Harlock, il pantalone zampatissimo, la prima Donna Summer, Alvaro Vitali e Edwige “Coscialunga” Fenech volano alti nel paradiso dei gusti. Si canta, si balla, ci si sblocca, qualcuno si fa trascinare anche troppo. E a Cagliari, solo qui e solo allo Spazio Newton, i Cuccureddu’s scendono in campo: «La gente partecipa, sappiamo che la musica che mettiamo è anche spazzatura, ma il successo ci impone di continuare», dice Corona.
E se la parola d’ordine deve essere rinnovarsi, ecco perche tre ragazze di bell’aspetto e navigate quando si parla di spettacolo, oggi fanno parte dello show. Signore, ma soprattutto signori, ecco a voi le Jolies, ovvero Elga & Serena (Enardu) e Titti Conti. «Siamo sul palco da 7 anni», dice Elga,gemella di Serena, 25 anni, «prima facevamo parte delle ”Ragazze Italiane”, adesso solo Titti continua su due fronti, mentre noi preferiamo dedicarci solo ai Cuccureddu’s». Coreografie disegnate su ogni brano, mini-abiti e tanto allenamento, questa la ricetta che il popolo del sabato-trash apprezza negli infuocati spettacoli della notte.
«Noi facciamo uno show nel quale crediamo, ci capita anche di lasciarci andare ma non siamo mai volgari». Sexy sì, dicono... «Non so, posso dire che siamo carine, di certo non ci sentiamo cubiste».
L’altro giorno Corona e soci hanno spaccato un cavallo a dondolo, dopo averlo sciorato sul palco, il sabato prima era toccato a un lavandino.
«Ci divertiamo così, facciamo divertire così, che male c’é?». La cultura del vuoto a perdere, del non pensare, del divertimento senza problemi. Tanto, da lunedì, si ricomincia.

Enrico Pilia