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Non
chiamatelo Marcellino. Anche per il dj il tempo passa. Marcello Casu
suona r’n b, hip-hop e da poco, si è avvicinato al reggae: con lui,
crescono i gusti musicali, si fanno più sofisticati ma non si adattano
solo alle mode. È un dj che osa, nonostante ««il pubblico cagliaritano
sia piuttosto esigente». Dell’inizio della sua carriera ricorda proprio
la paura di osare, il timore di far sentire alla gente anche quello che
piaceva solo a lui e magari non la canzone del momento, quel passo in
più, insomma, che rischia di immobilizzare d’un tratto la pista: «La mia
prima serata retribuita in discoteca è stata per l’8 marzo, la festa
della donna. In pista c’erano anche alcune persone un po’ avanti con
l‘età, avevo il padrone del locale accanto a me. A un certo punto, un
gruppo di ragazze mi ha chiesto un pezzo un po’ più movimentato: appena
messo il disco, con la tremarella alle mani, al proprietario quasi veniva
un colpo dallo spavento, mi faceva gesti come per dire piano, più lento».
Ora non è certamente così, Casu domina dalla consolle nelle serate del
martedì alla Locanda Caruso e il sabato allo Tsunami, proponendo anche
dischi meno conosciuti, acquistati da lui a New York, città che visita
diverse volte all’anno. Un mestiere notturno che poco si concilia con
l’altra sua professione, in ufficio, come consulente del lavoro. Il suo
orecchio è sempre altrove, impegnato in quella che lui definisce «fase di
aggiornamento» mentre viaggia alla scoperta delle novità della musica:
«Qualsiasi cosa può diventare fenomeno in discoteca, dallo spot alla
canzoncina più sfigata alla radio. Ma nulla deve sfuggirmi».
Viviana Devoto
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